Le teorie sulla gentrification

Tratto da I.Ranaldi, Gentrification in parallelo, Aracne Editrice, Roma 2014 p. 38

 

Introducendo nel 1964 una raccolta di saggi dedicata ai cambiamenti sociali in corso nella capitale britannica Londra, nell’Est End, Ruth Glass coniò il termine “gentrification”. A cinquanta anni dalla definizione di questo che - prima di tutto è bene ricordare – si connota come un neologismo, è necessario definire un quadro di sintesi per raccontare di un fenomeno che viene, a volte, associato a qualsiasi tipo di riqualificazione urbana; ma non tutto è gentrification.

Il termine gentrification deriva dal sostantivo gentry, riferito in primo luogo alla nobiltà minore e, in senso lato, alle persone di buona famiglia che compongono la borghesia. Il dibattito più acceso, e per certi versi ideologizzato, sui temi della gentrification è quello che riguarda le cause del fenomeno.

Il dibattito sulle cause della gentrification ha visto contrapporsi, da un lato, coloro che ritengono importante l’impulso dei fattori legati all’offerta edilizia, dall’altro coloro che accentuano il ruolo dei fattori legati alla domanda di spazio espressa dai gentrifiers[2]. Secondo Glass il processo di gentrification comprende tre diversi punti di vista: geografico, sociale, edilizio.

Da un punto di vista geografico la gentrification si manifesta in una grande metropoli, assume una dimensione di quartiere e riguarda in modo particolare aree deprivate, ma prossime al centro della città. Dal punto di vista sociale assume immediata rilevanza l’appartenenza di classe. Accade infatti che famiglie o individui della middle class vadano a occupare alloggi e quartieri dai quali sono state espulse le famiglie della working class.

Dal punto di vista edilizio, il processo riguarda vecchie abitazioni degradate, le quali vengono recuperate e ammodernate dai nuovi residenti con ripercussioni sul valore immobiliare. La descrizione di Glass suggerisce un processo non organizzato, una pluralità di iniziative individuali non coordinate. Si tratta di un esito collaterale e quasi deterministicamente orientato dei cambiamenti demografici, economici e politici della fase che segue la seconda guerra mondiale, con tutto il suo carico morale e materiale da ricostruire.

Nel corso degli anni Ottanta si sviluppa una vera e propria gentrification literature, seppur limitata ai paesi anglofoni e concentrata nel campo degli studi geografici. Gli attributi fondamentali della gentrification rimangono: prossimità al centro, espulsione della classe operaia e recupero del patrimonio residenziale. Ma si attenua l’associazione tipica con le grandi aree metropolitane, come mostrano gli studi condotti su Knoxville in Tennesse (Harrison 1983) e Malmö in Svezia (Clark 1988).

Fenomeni di gentrification sono sempre più spesso riconosciuti nelle città di medie dimensioni. Si fanno strada tentativi di interpretazione del corpo sociale ritenuto responsabile della gentrification: la classe media e si affermano contributi di sociologi a partire da quelli di Sharon Zukin (1982) che sottolineano il ruolo degli stili di vita e alle scelte localizzative dei cosiddetti gentrifiers ovvero di gruppi sociali come quello degli artisti, degli studenti universitari, dei lavoratori intellettuali e degli yuppies e degli hipsters.

Negli anni Novanta si afferma tra gli studiosi il parere che, grazie anche al rinnovato supporto dell’intervento pubblico, il processo di gentrification possa allargarsi verso nuovi ambiti. Quartieri ritenuti distanti dal centro sono investiti dalla nuova ondata di gentrification così come lo sono quartieri centrali.

 La centralità non è più, com’era in origine, un attributo fondamentale della gentrification, che estende i propri limiti all’intero spazio urbano. Si discute in letteratura della gentrification di aree industriali dismesse (e dunque non abitate, con ripercussioni sulla perdita di interesse dell’aspetto demografico) sia perché alcuni autori sostengono che il ricambio sociale nei quartieri gentrificati è meno radicale di quanto si ritenesse sia perché appare dovuto a dinamiche di abbandono spontaneo, più che di vera e propria espulsione.

A distanza di cinquanta anni dalla definizione originaria di Ruth Glass, quasi tutti gli attributi della gentrification sono stati relativizzati. Il termine gentrification è utilizzato per designare una gamma di trasformazioni molto più ampia di un tempo. Si potrebbe dire che è suscettibile di essere definita gentrification ogni trasformazione urbana che presenti due a scelta dei tre seguenti caratteri: (1) ricambio sociale, (2) riqualificazione edilizia, (3) localizzazione centrale.

Una definizione che può essere proposta, è quella che individua nella gentrification quel fenomeno fisico, sociale, economico e culturale per cui un quartiere cittadino, generalmente centrale - ma non necessariamente - abitato dalla classe lavoratrice e in generale da ceti a basso reddito, si trasforma in zona d'elezione per la più ricca classe media.

 

[1] D. Borri, Lessico Urbanistico, Edizioni Dedalo, Bari, 1985.

[2] Si veda a tal proposito l’utile inquadramento del fenomeno che ne da Luca Gaeta, XXVII Conferenza italiana di scienze regionali, La letteratura sulla gentrification. Stato dell’arte e prospettive di ricerca, Politecnico di Milano, 200 e “L’incerto stato della gentrification. Un sommario della letteratura”, Bollettino della Società Geografica Italiana, vol. 1, n. 2, 2008, pp. 449-462.

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